PROFESSIONE STOICISMO


martedì 28 dicembre 2010

RECENSIONE: Paul Veyne. QUANDO L'EUROPA E' DIVENTATA CRISTIANA (312-394). Costantino, la conversione, l'Impero. Edizioni Garzanti, 204 pagine, 12,50 euro.


  Paul Veyne ci ha sempre abituato a grandi ricostruzioni della storia romana, non ci ha mai fatto mancare profondi spunti di riflessione sul come affrontare la materia storica. Questa volta l'argomento è caldo per non dire scottante, sia da un punto di vista puramente storico che di urgente attualità, e le nostre attese di riconferma di una grande analisi non sono state assolutamente disattese. Veyne si misura con un evento capitale dell'Europa e dell'intero Occidente: il passaggio dallo stato particolare a quello universale della religione Cristiana nel IV secolo, e gli effetti che la modernità europea ne può tuttora percepire nei propri tratti caratteristici. E' di Europa, di Occidente che si parla, è delle sue radici e della sua futura espansione ecumenica, a cui è difficile dare una spiegazione attraverso i soli fatti trattati dagli storici, e la cosa da come si dispiegherà risulta assolutamente composita.
  Due sono gli attori principali di questo avvenimento. Il primo è Costantino, un uomo, un imperatore romano tra i più virtuosi che abbia avuto Roma, un eroe, un politico con le idee giuste al momento giusto, un rivoluzionario, un servitore fedele e convinto dell'unico dio della religione cristiana. Il secondo è la Provvidenza, la grazia divina, misericordiosa, attenta, onnipotente, giusta e salvifica che appare in sogno a Costantino la notte prima della battaglia decisiva per il suo futuro, in cui il dio dei cristiani gli assicurò la vittoria a patto che esibisse pubblicamente la sua nuova religione. Nella sua forma pagana la Provvidenza, la heimarmene  era un elemento portante dello stoicismo, ed era passata in tutto il suo rigore logico anche nel cuore politico dell'impero Romano, basta solo ricordare gli scritti di Marco Aurelio e i suoi continui riferimenti alla Provvidenza. Altro tema classico dell'antichità greco-romana era l'onirocritica - l'interpretazione dei sogni -, un tipo di letteratura che nell'Antichità fu copiosa.  E' probabile quindi che anche il giovane e sensibile imperatore Costantino ne abbia provato fin da subito il fascino, e possiamo quindi constatare che la Provvidenza e i suoi segni divinatori, nel suo concetto più ampio che va dal filosofico al religioso percorre tutta la vita di Costantino. A fianco e dietro tutte le sue azioni, sembra che la Provvidenza formi come una prodigiosa riserva di tolleranza ragionata, di utopie, di sogni, di visioni, di desideri, di aspirazioni. La cristianizzazione operata da Costantino dell'Europa si legge volentieri come il protocollo di una fantasticheria  liberata. Per Veyne, Costantino sarebbe per la chiesa quello che Lenin ha potuto essere per il socialismo. Noi uomini ormai secolarizzati,  possiamo meravigliarci che tanto fervore religioso, tanto slancio utopico, lasci una così grande impressione di progettualità politica. Più precisamente, che Costantino abbia egli stesso ideato, con la vivacità di un'immaginazione onirica entusiastica, ciò che apparteneva in modo così evidente alla ferma volontà del calcolo politico.
  A meno che forse Costantino non abbia fatto in quel momento l'esperienza di un'ispirazione  particolarmente moderna e ancora poco conosciuta fino a lui. In realtà il IV secolo ha scoperto uno spazio di immaginazione di cui le età precedenti probabilmente non avevano sospettato la potenza. Questo nuovo luogo spirituale non è più la veglia, l'attenzione continua verso sé stessi dello stoicismo e delle altre scuole filosofiche, il leggendario pragmatismo romano, la prassi politica scevra dalle dirette implicazioni della religione, l'attenzione sempre vigile: è al contrario la notte visionaria, il sonno illuminato, lo spazio indefinito spalancato davanti alla moralità universale. Il teorico generale ormai nasce dalle interpretazioni oniriche, dal sogno profetico chiaro e sibillino che si schiude su immagini di imprese da realizzare; si dispiega con cura negli auspici dei libri sacri, dai simboli carismatici che inaugurano il nuovo corso della storia, dalle insegne della nuova religione salvifica, con tutti i suoi riti, le sue cerimonie, con le sue assemblee estatiche che la limitano da tutte le parti -infatti all'opposto il paganesimo era una vera e propria casa aperta a chiunque senza richieste alcune- ma che da un'altro verso si spalancano su mondi paradisiaci. L'agire positivo nella storia si inserisce tra il segno premonitore e il giaciglio.  Non si ha più il miracoloso nel proprio cuore; non lo si attende più dai capricci del fato;  lo si attinge dall'esattezza della profezia totale; la sua ricchezza attende tra le promesse della storia della salvezza dell'intera umanità. Per sognare non bisogna abbandonarsi tra le braccia di Morfeo, bisogna avere fede nella propria ambizione e nel proprio ruolo principale nella redenzione di tutti gli uomini. Il vero concetto sta nella conversione confermata dalla divinazione totalizzante. Sono le parole dei profeti dell'Antico Testamento, i vangeli del Nuovo Testamento, la figura carismatica di Gesù Cristo, l'organizzazione capillare e severa della chiesa, i richiami collettivi domenicali, il rapporto diretto personale con il divino che portano nell'esperienza del IV secolo i poteri dello spirito generale. L'ispirazione visionaria non si costituisce contro il reale per negarlo o compensarlo; si stende tra i segni divinatori, dai libri sacri al sogno, nello spazio che congiunge il libro alla profezia; nasce e si forma nel tratto che unisce la storia al suo compimento. E' un capolavoro del tempo storico.
  L'Europa assume una nuova fisionomia dalla conversione di Costantino nel momento in cui  innesta il cristianesimo nell'impero conferendogli un significato nuovo nella storia universale, è l'ambiente di una religione dell'amore universale e personale insieme, è poi sopra ogni altra cosa, anche più della stessa salvezza e immortalità dell'anima, la trama cristiana dell'epopea storico-metafisica della Creazione e della Redenzione. Le imprese di ampio respiro si realizzano ormai con l'appoggio di visioni universaliste, sempre in accordo con lo spirito di rinnovamento di una società che ha fatto della storia della sua salvezza il proprio racconto, attraverso la glorificazione di un dio armonizzato con la sorte dell'umanità, nello spazio di una predestinazione che apre le porte alle grandi speculazioni teologiche medievali. La storia mondiale s'infila tra il cristianesimo e la sua chiesa.

6 commenti:

Perlage ha detto...

Non vorrei fraintendere lo scopo di questo blog ma si coglie l'ambizione a essere insegnamento per l'oggi. In questo senso spesso rimango confuso. Leggendo superficialmente, sei passato da una valorizzazione dello stoicismo a una valorizzazione del cristianesimo.
Essendo fatti storici della storia dell'occidente è banale concludere che appartengono alla storia dell'Europa e ai suoi valori.
Però mi piacerebbe ti esponessi di più evidenziando ciò che andrebbe recuperato e ciò che invece ha deviato il nostro cammino verso l'identità europea.

Unknown ha detto...

Perlage
abbiamo molto ancora da scrivere sull'anima europea, siamo appena all'inizio. Valorizzerò tutto ciò che appartiene storicamente alla formazione di quell'idea o come preferisco chiamarla io, assioma Europa. Non penso comunque ci siano state deviazioni nella costruzione dell'identità europea, penso invece che sono state fatte scelte che hanno portato a una particolare fisionomia dello spirito occidentale. Per farti un esempio, con la decisione di formare una moneta unica si è deciso di dare all'Unione Europea un'impronta prima di tutto economico monetaria. Se la dovessimo confrontare con l'Europa della "cristianitas" del periodo medievale capiamo subito che quest'ultimo tipo di unione basata su una religione comune aveva reso l'Europa uno spazio molto più coeso di quanto lo sia ora che è fondato su una convenzione monetaria. I grandi temi storici come possono essere quello dell'idea di Europa e di Occidente devono essere affrontati da tutti i punti vista siano essi filosofici, economici, spirituali, politici ecc... perciò più lineamenti abbiamo a disposizione e meglio centreremo il bersaglio temporale del presente europeo e delle sue straordinarie risorse culturali, in gran parte ancora da liberare. Per questo c'è professione-stoicismo.

Marcello Bersini ha detto...

Non vorrei cozzare contro l'erudizione di Paul Veyne e del testo in questione che non ho letto, ma mi pare che si evidenzi troppo l'importanza del passaggio della universalizzazione della visione in accordo con Dio, trascurando l'aspetto opportunista di un accentramento dei poteri prevalentemente teocratico le cui intenzioni di potere appunto non sono state -e non sono mai- in favore di un'apertura dell'orizzonte degli uomini. Aggiungerei che è noto che con l'avvento del cristianesimo a tale potenza si svilisce negli individui la presa concreta e diretta sul reale per instaurare un rapporto col divino che è insieme deresponsabilizzante e castrante. Se poi si vuole vedere tutto come necessario destino storico, allora dovremmo forse vedere anche l'olocausto come un apporto positivo?

Unknown ha detto...

marcello
Il libro di Paul Veyne è un'analisi dei motivi per cui il cristianesimo da semplice "setta" religiosa, come ve ne erano decine nell'Antichità è diventata l'unica religione, cancellando il paganesimo e la sua tradizione millenaria. Tutto questo si spiega solo attraverso una serie di peculiarità che solo il cristianesimo ha saputo portare sulla scena della storia. E' indubbio che per assurgere al massimo grado di potere, il cristianesimo ha dovuto trovarsi all'incrocio con un'insieme di casi fortuiti: la conversione di Costantino, il sogno, lo stato dell'Impero, il declino del paganesimo. Non si tratta di dare giudizi di valore quando si parla della storia, si tratta di far emergere le condizioni per cui un evento è stato reso possibile. Quando si agisce positivamente nel corso storico si ha sempre bisogno di notevoli risorse, provenienti dalla Provvidenza (intesa come destino dagli stoici)o dal proprio giudizio morale (la logica degli stoici) con effetti sulla comunità degli esseri razionali ( etica degli stoici). Se tutte le condizioni sono state rispettate, come d'incanto il corso della storia subisce una svolta. Per Veyne così ha agito la religione cristiana nel IV secolo.

Paolo ha detto...

Analizziamo i fatti storici che lo stesso Veyne sottolinea.Che Costantino abbia avuto o no una visione/premonizione/ispirazione in sogno non sembra qualificante nella sua scelta che, sottolinea l'autore,è stata esclusivamente personale.Non ha preteso che i suoi sudditi si convertissero al cristianesimo.Sottolinea che la conversione ( o sarebbe meglio dire " adesione " ? )non è stata dettata da opportunismo politico,visto che nove romani su dieci erano pagani ( ma a questo riguardo non ci vedo nulla di politico:il paganesimo non ha mai preteso di diventare " impero " nè l'impero è nato e si è espanso in suo nome ).I suoi successori sono stati protagonisti di una catena di eventi a dir poco casuali.Il fervente cristiano Costanzo II e dopo di lui il pagano Giuliano, infine Valentiniano.Citando Pascal,Veyne sottolinea che al momento della scelta del successore," c'era mancato poco " che il cristianesimo tornasse ad essere quella setta che fino ad allora era stata. A questo punto vengo alla domanda che da molto tempo mi pongo e alla quale non riesco a dare una risposta esauriente.Come ha potuto il cristianesimo diventare, da quel momento in poi, quell'apparato di potere ( nel senso più ampio del termine ) che ha permeato e permea la società occidentale fin nei più piccoli anfratti della quotidianità di ciascuno di noi ? In altre parole cerco " l'anello mancante ", come si usa dire nello studio dell'evoluzione dell'uomo che ha dato vita, da quel fatidico giorno del 363, alla nascita del più potente " impero " teocratico. forse secondo solo all'islamismo.
Anche perchè non dimentichiamoci che Veyne è categorico nella sua conclusione, condivisibile : l'Europa non ha ha radici cristiane, nè di altra natura.E dunque ?

Unknown ha detto...

paolo
tutto quello che hai evidenziato è giusto, forse non hai considerato in tutta la sua rilevanza il fatto onirico del sogno di Costantino che ho messo in evidenza, data l'importanza dell'onirocritica nell'età classica -il libro dei sogni di Artemidoro fu probabilmente uno dei testi più letti nel periodo imperiale- coadiuvato da tutte le condizioni che favorivano una nuova proiezione sul piano politico visto la fase decadente di un'epoca sia sul versante religioso (crisi del paganesimo), sul versante militare (continue incursioni su tutti i confini dell'impero), sul piano morale (esaurimento del significato
di gloria di Roma), sul piano storico che inevitabilmente consuma le strutture che da secoli si perpetuano senza innovare sé stesse e le sue istituzioni. Pierre Hadot il più grande esperto dell'ellenismo greco-romano ha portato come prova del salto del cristianesimo da setta minoritaria a religione ufficiale il fatto che si presentasse come una filosofia, cioè come un modo, una maniera di vivere, un saper fare in ambito etico e di conseguenza politico. Per Veyne l'emergere del cristianesimo è dato da una serie di cause, di assolute novità mai viste prima nella storia, siamo cioè di fronte a quello che in storia si chiama l'evento, la discontinuità che rompe con gli zoccoli immobili secolari. Certo la fortuna, se vuoi il destino, hanno dato il suggello definitivo al corso storico; io comunque rimango d'accordo con Veyne sul fatto che l'Europa ha radici più profonde del cristianesimo, esso infatti in un ottica di lungo respiro può essere paragonato a una schiuma del tempo.
Ciò non implica che di fatto la storia si sia declinata su percorsi ben precisi e di questo ne dobbiamo prendere atto e valutarli in tutta la sua portata se vogliamo poi analizzare scientificamente il momento presente.
Una cosa che non ho forse troppo sottolineato nella mia recensione e che mi sembra Veyne ci tenga a esporre, è il fatto che il cristianesimo sia assurto ad attore principale della scena religiosa per una straordinaria capacità comunicativa (massmediatica di oggi) e organizzativa (manageriale di oggi).