Cosa lega in un lungo filo rosso antichi e moderni, civiltà greco-romana e la formazione dell'identità europea nel Medioevo, mondo classico e società tecnologica-digitale? Molte sono le strade che sono state percorse dagli studiosi della cultura e delle società, sulla genesi e lo sviluppo dell'idea di Europa che oggi tutti conosciamo. In questo fascio di strade in cui si muovono gli studi sul significato del termine Europa, si inserisce a pieno titolo la Via Francigena e il periodo storico che la fa affiorare nella sua individualità, quel Medio Evo che ha già nel suo nome il carattere sia di mediazione, come di comunicazione di quei saperi, tecniche, idee, arti e spiritualità che veicolava, grazie soprattutto al sistema viario ereditato in gran parte dall'Impero romano. Dall'Italia fino al mondo anglosassone passando per Svizzera e Francia una diagonale mette in comunicazione continua per oltre 1500 anni il nord e il sud dell'Europa.
Vi è uno stretto legame fra mondo greco-romano e Medioevo, Via Francigena ed europeizzazione, cosmopolitismo e spiritualità. Europeizzazione può sembrare un termine "vago"; infatti può essere applicato a un campo immenso e indefinito, che va dalla politica all'arte, dalla poesia alla scienza e alla filosofia o alla religione e alla magia. In ogni caso invita appassionanti escursioni nel vasto mondo di opere meravigliose e affascinanti che sono state prodotte nel periodo storico che è la radice dell'Europa contemporanea. Una delle radici più profonde è rappresentata proprio dalla Via Francigena, e nostra intenzione è di andare all'essenziale, di riconoscere ciò che è tipico, significativo, di cercare di cogliere il senso originario che ci proietta diritti nella modernità o per usare un termine che è già un classico, nella post-modernità. E precisamente l'Europa, nel senso in cui s'intendeva allora questo termine, è uno dei fenomeni tipici e significativi del mondo medievale. Proprio su di esso si soffermerà soprattutto la nostra attenzione. Tuttavia abbiamo preferito parlare di mondo greco-romano e mondo medievale, per riservarci il diritto di seguire la formazione Europea nelle sue manifestazioni più varie, e soprattutto per eliminare i preconcetti che la parola "Europa" può evocare nella mente dell'uomo moderno.
Impero romano e Sacro romano impero: ecco due istituzioni che a loro volta schiudono un periodo immenso. La nostra storia comincia con quell'avvenimento altamente simbolico che rappresenta l'audace campagna di Gallia di Giulio Cesare, e con la conquista di quel mondo che è chiamato Occidente, ossia con la comparsa dell'ideale di monarchia universale e soprattutto con la comparsa dell'ideale cosmopolita che a tale universalità è connessa, e che di fatto la civiltà romana assume, a partire dal momento in cui, grazie alle conquiste di Cesare, poi all'espansione imperiale che segue, costituisce la spina dorsale della genesi dell'Europa moderna. Si stabilisce così un'assimilazione, un abbraccio storico fra le popolazioni germaniche e il mondo latino che li ha conquistati. Con Giulio Cesare conquistatore dell'Europa occidentale abbiamo anche la prima rotta via terra in grado di collegare l'antica Britannia alla capitale del futuro Impero romano, una Via Francigena forse più nella mente che nelle strade, ma che già abbozza quella che per oltre un millennio diventerà la più importante rete di comunicazione dell'Europa continentale. In seguito saranno come ricordato lo slancio espansionistico di Roma, l'ascesa e il trionfo del cristianesimo, le invasioni barbariche e la fine dell'impero d'Occidente, l'alto Medioevo, il Sacro romano impero, il Basso medioevo e la rinascita del XII secolo fino alla formazione degli stati moderni.
Abbiamo così percorso 1500 anni. Ma dal punto di vista dell'identità europea, questo lungo periodo deve essere trattato come un tutto. Infatti è impossibile conoscere lo spirito europeo dei Romani senza ricorrere ai documenti posteriori, quelli della tarda antichità e dell'epoca medioevale che ce lo rivelano; ed è parimenti impossibile conoscere lo spirito europeo del Medioevo senza tener conto del suo sfondo greco-romano.
In primo luogo dobbiamo riconoscere che è rimasta gran parte della letteratura anche se naturalmente in misura maggiore per la parte più vicina temporalmente a noi, cioè il Medioevo, dove la trasmissione del sapere diventa un'attività che ha valore di per sé stessa, ma ciò che ci è stato trasmesso oltre alla produzione letteraria riguarda principalmente i monumenti architettonici come abbazie, monasteri, castelli, ville, palazzi universitari, pervenutici in gran parte nella loro forma e struttura originaria. Per non citare che un solo esempio, fra molti altri, il monaco irlandese San Colombano insieme a 12 compagni di viaggio tra cui il futuro San Gallo tra il 590 e il 615 d.C. fondò più di 20, tra abbazie, conventi, monasteri e chiese, quasi tutte ancor oggi presenti nell'attuale territorio urbanistico, proprio sul tracciato originale della Via Francigena. Con ogni probabilità avremmo un' Europa completamente diversa, se non avesse avuto luogo questo gigantesco salvataggio. Come sfruttare al meglio questi inesauribili giacimenti culturali che la storia ci ha tramandato così benevolmente? Evidentemente seguendo quella novità assoluta che ha origine nel periodo propriamente ellenistico e precisamente dalla filosofia della Stoa, il cosmopolitismo, la città del mondo dove tutti i popoli trovano identità e riconoscimento. Seguendo l'idea cosmopolita e la sua espressione storica data dall'europeizzazione, attraverso grandi figure della classicità come Cicerone, Lucrezio, Seneca, Marco Aurelio continuando con i latini dell'epoca cristiana quali, Agostino, Ambrogio di Milano, Macrobio, Boezio, Marziano Cappella, per risalire infine alle grandi figure che costellano l'universo medievale da San Benedetto al platonismo della scuola di Chartres, troveremo quei tratti comuni che la cultura europea ha continuamente cresciuto e sviluppato al suo interno, eredi diretti del cosmopolitismo europeo greco-romano. A partire dal XIII secolo queste idee avranno una grande influenza sull'evoluzione del pensiero nel Medioevo. Si tratta da un lato della nascita delle università, dall'altra dell'ampia diffusione delle opere di Aristotele. Il fenomeno della costituzione delle università è un fenomeno tipicamente europeo; contemporeanamente in tutta Europa le università corrispondono allo sviluppo delle città e a un declino delle scuole monastiche. L'università che è al tempo stesso, in seno alla città e con un respiro sovranazionale, la corporazione intellettuale dei docenti e degli studenti e, nell'ambito della chiesa, un corpo dipendente dall'autorità ecclesiastica, organizza un corso di studi, un anno accademico, lezioni, esercizi di discussione.
Siamo qui in presenza del grande avvenimento culturale dell'Occidente: la comparsa di un'istituzione europea dedita alla ricerca scientifica e alla trasmissione del sapere ricalcata sulle scuole filosofiche ellenistiche quali l'accademia, il liceo, lo stoicismo, l'epicureismo e il neoplatonismo. E' precisamente la necessità di spiegare tale evoluzione, che giustifica la nostra intenzione di considerare come un tutto, una totalità il periodo di cui parliamo, e che ha come ideale filo conduttore la storia della Via Francigena. Infatti le tradizioni comuni legate alla lingua e al sapere non sono che un aspetto particolare di quel vasto processo di unificazione, ossia di europeizzazione, dei diversi popoli latini e germanici che si è attuato a partire dal I secolo a.C. fino ai nostri giorni. L'idea di Europa ha avuto lo strano potere di assorbire i dati mitici, religiosi, sociali e politici più diversi. Tutte le culture dell'occidente, che vanno dal Mediterraneo al mare del nord, hanno così cresciuto internamente quella categoria del pensiero che designa l'idea stessa di un'occidente vissuto sotto l'egida di una comunità europea unica e fraterna, ma a prezzo di importanti slittamenti culturali che hanno deformato il contenuto dei miti, dei valori, della saggezze propri a tale culture, così come il contenuto della stessa tradizione occidentale. E' a questo prezzo che si è creata la notevole comunità di lingua e cultura che caratterizza il mondo medievale. Questo processo di unificazione ha anche assicurato una sorprendente continuità all'interno delle tradizioni letterarie, filosofiche, religiose, scientifiche. nonostante nel periodo di assestamento successivo alla fine dell'impero d'Occidente, vi fu forse il secondo più grande naufragio del sapere e della cultura dopo quello della perdita di quasi tutta la letteratura scientifica del periodo ellenistico, avvenuto nell'incendio della biblioteca di Alessandria.
Proprio questa, per certi versi incredibile continuità nell'evoluzione e questa unificazione progressiva, si può osservare nella maniera più notevole nel campo di quel fenomeno chiamato monachesimo europeo, e nella nascita delle vie del pellegrinaggio. Agli albori del periodo medievale, si assiste in Europa a uno straordinario pullulare di monasteri, nella scia del movimento ascetico di stampo orientale che aveva tra le sue caratteristiche peculiari un regime rigoroso in fatto di alimentazione, abbigliamento e comportamenti sessuali. L' Europa a sua volta reinterpretò il monachesimo di tipo anacoretico, cioè eremitico che aveva avuto origine in Egitto nel III secolo d.C. I monaci orientali infatti abbandonavano le città, oppure si isolavano dal mondo senza vagabondare, come gli stiliti. La Chiesa Romana non amava molto queste espressioni, perché estremizzavano la fede dando spesso origine a deviazioni dottrinali e ad attriti con la società civile. Venne invece favorito il monachesimo "cenobitico", cioè comunitario, che si sviluppò in Occidente e che ebbe come punto di riferimento l'opera e la vita di Basilio il Grande di Cappadocia, sintesi perfetta di quello spirito cosmpolita greco-romano che troverà la sua massima espressione dopo due secoli nella Regola di San Benedetto da Norcia. In termini generali si può dire che il monachesimo nella sua formazione originaria in Egitto e in Siria è nato e si è sviluppato in ambiente cristiano in maniera originale senza l'internvento di un modello filosofico occidentale. I primi monaci non erano persone colte, ma cristiani che volevano raggiungere la perfezione cristiana con una pratica eroica dei consigli evangelici e con l'imitazione della vita di Cristo. Dunque hanno attinto naturalmente le loro pratiche di perfezione dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Ma attraverso figure quali Clemente Alessandrino, Origene e soprattutto Basilio Magno, una certa spiritualità comunitaria, cosmopolita, greco-romana è stata introdotta nella cultura cristiana e monastica, e si è descritto, definito e, in parte praticato l'ideale cristiano, adottando modelli e vocabolario della tradizione filosofica greca. Questa corrente si è imposta per le sue qualità letterarie e filosofiche. Proprio essa ha trasmesso alla spiritualità cristiana del Medioevo e dei tempi moderni il retaggio dell'idea di cosmpolitismo e i suoi contenuti di unità, umanità e solidarietà che connoteranno con alterne fortune la storia d'Europa. E' all'incrocio tra Europa e monachesimo che incontriamo lo svilupparsi dei pellegrinaggi verso i luoghi sacri della cristianità, una realtà che lentamente durante l'alto Medioevo, ma impetuosamente in seguito, troverà il suo naturale risultato non solo nel mantenimento della "vivacità" delle strade d'Europa, ma ancor più nella creazione di una mentalità comune europea, suffragata a posteriori dalle parole di Goethe, il quale affermò "che l'Europa si è formata sulle strade dei pellegrinaggi", strade che come la Via Francigena erano un tutt'uno con l'Europa in via di formazione. Il pellegrino secondo l'etimologia dal latino peregrinus, da per + ager (i campi), indicava colui che non abita in città, quindi lo straniero, il senza patria, colui che lascia la città particolare o per meglio dire "convenzionale", in quanto è la città celeste quella a cui aspira, la città universale patria di tutti gli uomini accomunati dallo spirito di fratellanza universale. Ciò riflette quell'ideale cosmopolita che ispira questi viandanti verso le mete sacre della cristianità, viste in ottica di un mezzo per recuperare un sentimento cosmico attraverso il viaggio, dove la patria è ritrovata nell'itinerario che li porterà verso un'uscita dal sé mondano verso il vero sé.
Abbiamo tracciato un brevissimo schizzo delle grandi linee della storia della nascita dell'Europa dei primi quindici secoli della nostra era. Ma la nostra storia d'Europa percorrendo la Via Francigena, si sforzerà meno di sottolineare le diversità e le particolarità degli elementi che concorrono a formarla, che cercare di descrivere l'essenza stessa del fenomeno dell'europeizzazione, e di enucleare le caratteristiche comuni del sentire europeo o del sentire cosmopolita, due termini che come abbiamo delineato, hanno avuto una genesi comune e un parallelo sviluppo, ma ancor più decisivi per le nostre ricerche sono quei punti dove le due realtà si trovano da sempre, strettamente intrecciate.

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