Un nuovo concetto fa la sua apparizione nel contesto editoriale filosofico; sarà foriero di imminenti elaborazioni, un inedito giacimento culturale è stato appena localizzato: è il 'viaggio dei filosofi', sorprendente movimento che fila lungo le tratte d'Europa, dall'Attica alla Magna Grecia, dall'Italia alla Francia e proseguimento in Inghilterra, puntate in estremo Oriente, soste in Germania con deviazioni in Russia, per completare e ritornare da dove si era partiti in Italia. Il viaggio spirituale-filosofico è evidentemente un'invenzione della modernità, preso in prestito dalla ' vita on the road', che ha recentemente preso vita e gioventù tra i grandi temi generazionali, figli dei pellegrinaggi medievali, al quale si è appena dato un aspetto istituzionale-culturale nel Consiglio d'Europa con la definizione dei "grandi itinerari culturali d'Europa". E' di moda raccontare questi percorsi affrontati dai nomi che hanno fatto la storia della civiltà europea, che s'immergono per un grande viaggio allegorico che fornisce loro, se non la fortuna, almeno la fisionomia del loro destino o della loro verità. E' così che Solone nel 580 A.c., il padre dei costituzionalisti prende rotta per l'antica terra dei faraoni, poi Platone che si introduce più volte nella linea che congiunge la Magna Grecia alla madre patria, mentre quando il mondo classico greco-romano sta soccombendo sotto l'ascesa del nascente cristianesimo ecumenico, troviamo S. Agostino che ripercorre a ritroso il viaggio di Solone fatto 700 anni prima; abbiamo anche il mondo arabo delle 'mille e una notte' con i viaggi di Avicenna e al-Ghazali, accanto ritroviamo il peregrinare di un S.Tommaso attraverso la Via Francigena da Roma a Parigi a Canterbury per ravvivare lo spirito del sapere Occidentale in fase di rinascita; poi Matteo Ricci italiano in Cina, l'instancabile Leibniz in Russia, i fratelli Verri a Londra e Parigi, Rousseau dappertutto, Nietzsche che si sposta, sì, ma sul posto.
E tutti questi viaggiatori hanno avuto un'esistenza reale, perchè veramente questi movimenti hanno trasportato idee, conoscenze, saperi da una città all'altra, da un continente all'altro. I filosofi allora avevano spesso un'esistenza vagabonda. Le città difficilmente li capivano: da qui il proverbio " Nemo propheta in patria", nessuno è profeta in patria, e allora diventa obbligatorio il comunicare oltre le mura, estensione geografica del pensiero, geofilosofia.
Non è facile recuperare il significato preciso di questo 'movimento'. Il fatto è che questa circolazione dei filosofi, l'idea che li spinge, la loro partenza e il loro viaggio non possono venire spiegati solo con gli impegni 'istituzionali' o con le incombenze personali. Altri significati più vicini alla ricerca della verità sono certamente presenti; ed è ancora possibile decifrarne alcune tracce. E' per questo che i filosofi hanno sempre avuto un'accoglienza indecisa. Solone è stato trattato come un bambino dagli Egizi, Platone completamente incompreso, S.Tommaso sempre rimandato, Rousseau in perenne fuga, Leibniz illuso, Nietzsche proiettato in una dimensione del futuro o del passato e mai del presente.
Si comprende meglio allora la curiosa ricchezza di significato che si accumula sui "viaggi dei filosofi" e che indubbiamente le conferisce il suo prestigio. Da un lato non bisogna contestare la sua efficacia culturale: 'il viaggio dei filosofi', significa assicurare che il pensiero filosofico andrà lontano, renderlo autonomo rispetto al suo stesso 'movimento'. Ma a tutto questo la strada aggiunge il peso della fatica e del suo eroismo; sulla strada ognuno è affidato al suo destino, ogni percorso viario, da sempre, in special modo nel passato, è irto di spine. Deriva da una problematica la partenza del filosofo; spera di trovare una soluzione quando arriva a destinazione. Questi "viaggi dei filosofi" sono nello stesso tempo la ricerca determinata e l'assoluto dinamismo. In un certo senso, il viaggio filosofico, non fa che sviluppare, lungo tutta la geografia Occidentale, la situazione cosmopolita del filosofo; situazione insieme simbolizzata e realizzata dall'esteso riconoscimento delle sue idee; la sua popolarità lo obbliga al movimento. Egli non può e non deve avere altro riconoscimento che sulle strade che lo portano da una città all'altra, da uno stato all'altro, condannato all'eterna mobilità al seguito delle idee filosofiche, per loro natura immutabilmente mobili.
PROFESSIONE-STOICISMO è un'assioma, un'esercizio della storia europea. Attraverso la ragione cosmica e la sua esistenza nel corpo del desiderio, stabiliremo un'allineamento temporale, passato presente e futuro saranno la nostra scommessa. Convergere per migliorare, esercitarsi per vivere una vita felice.
PROFESSIONE STOICISMO
martedì 21 dicembre 2010
RECENSIONE: I viaggi dei filosofi, A cura di Maria Bettetini e Stefano Poggi, Autori vari, Raffaello Cortina Editore, 239 pagine, 19 euro.
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