PROFESSIONE-STOICISMO è un'assioma, un'esercizio della storia europea. Attraverso la ragione cosmica e la sua esistenza nel corpo del desiderio, stabiliremo un'allineamento temporale, passato presente e futuro saranno la nostra scommessa. Convergere per migliorare, esercitarsi per vivere una vita felice.
PROFESSIONE STOICISMO
venerdì 14 gennaio 2011
EUROPA PROSSIMA FRONTIERA. Parte prima. Nuovi incroci per scienza politica e economica
Da qualche anno ormai l'attenzione dei politologi si è rivolta di preferenza alle condizioni di possibilità della scienza del governo e degli affari sociali, come se, sotto alle vicende politiche e ai loro episodi, iniziassero a stagliarsi i consolidamenti secolari, i processi irreversibili, le tradizioni cementate, gli equilibri generazionali ormai stabilizzati e difficili da sospendere, i movimenti di accumulazione e le saturazioni lente, le grandi piattaforme compatte e determinate che l'accozzaglia delle circostanze planetarie hanno sommerso di tutto uno spessore di accadimenti.
Per svolgere queste indagini i politologi si avvalgono di mezzi in larga misura approntati da loro stessi quali il senso e l'organizzazione degli stati, analisi sulle strutture amministrative, il significato di sovranità popolare come quello di rappresentanza, libertà, pluralismo e democrazia, fino ai rapporti internazionali in un mondo globalizzato. Altre teorie sono in parte ricavate da altri saperi: modelli della crescita demografica, analisi quantitativa dei rischi ambientali, studi sulle composizioni familiari, individuazione degli adeguamenti tecnologici, della loro diffusione e della loro persistenza.
Questi mezzi hanno consentito loro di articolare, nel campo della scienza politica, diversi livelli di politiche; ai mutamenti rettilinei dell'attività di governo verso i fini dello stato, che avevano costituito fino a quel momento l'oggetto della ricerca, si è sostituito una serie d'indagini sul carattere e la natura fondante delle norme del vivere a livello di civilizzazione moderna. Passando dalla fluida storia ai temi solidi propri dei "contenitori politici", si sono moltiplicati i livelli di analisi; ognuno ha il suo lato definito, ognuno comporta una sua delimitazione specifica, e a mano a mano che si scompone la realtà aumentano i valori consistenti delle società. Dietro alla contrastata vicenda dei governi, delle tensioni sociali e delle contestazioni popolari, si delineano delle politiche a forte grado di resistenza, delle politiche con dimensioni sempre più sporgenti sul proscenio della storia: politiche fiscali, politiche sindacali, politiche ambientali, politiche alimentari, politiche dell'innovazione tecnologica, politiche familiari, politiche bioetiche, politiche della società dell'informazione, geopolitiche. I vecchi problemi dell'analisi tradizionale (quale legame di causa effetto stabilire tra avvenimenti all'apparenza scollegati? Come trovare una cerniera normativa che unisca eventi di per sé autonomi? Quali sono le costanti che passano attraverso di loro? Si può definire una sequenza completa di avvenimenti in vista di un fine atteso, oppure ci si deve limitare a esporre i rapporti tra fatti di pura contingenza) vengono ormai sostituiti da domande di altro genere: quali contenitori politici occorre distinguere gli uni dagli altri? Quali tipi di insieme occorre instaurare? Quali criteri di persistenza occorre adottare per ciascuno di essi? A quali bisogni avanzati dalla società reale, corrisponde un preciso insieme di accadimenti? Quale sistema di relazione (geografico, storico, linguistico, scientifico, ecologico) si può descrivere tra loro? Quali chiavi d'ingresso utilizzare per comprendere i fatti politici?
Press'a poco nello stesso periodo, nella scienza economica, nell'economia politica, e nelle analisi finanziarie, che nonostante il loro nome, sfuggono per gran parte al lavoro dello studioso di politica e ai suoi metodi, l'attenzione si è spostata invece dai temi "duri" che si descrivevano come categorie del capitalismo o teorie del valore, verso i fenomeni di crisi ricorrenti. Dietro ai secolari rapporti di produzione, dietro al monolitico dibattito sulla funzione monetaria e il libero scambio, dietro alle pesanti tematiche di prezzo, inflazione, crescita, recessione, interesse e profitto, adesso si cerca di mettere il rilievo l'incidenza dei fenomeni di congiuntura che portano inevitabilmente a uno stato permanente di eccessi e da cui occorre da una lato imparare a convivervi dall'altro reinventare tutta una serie di logiche economico esistenziali. Da Jacques Attali a Nouriel Roubini, da Jean-Paul Fitoussi a Joseph Stigliz, da Serge Latouche alla slow economy di Federico Rampini sono di altra natura le questioni che devono essere affrontate. Per essi non si tratta più di sapere per quali strade abbiano potuto determinarsi le grandi e irriducibili leggi dell'economia di mercato, in che modo sia possibile ricostituire modelli di continua espansione di produzione industriale e di servizi, in che modo trovare i correttivi per disegni che hanno da tempo solcato il terreno dello sviluppo e del progresso dell'Occidente. Si vede aprirsi così tutto un ventaglio di problemi - alcuni di questi sono già familiari - attraverso i quali questa nuova forma di economia tenta di elaborare la propria teoria: come specificare i diversi concetti che permettono di pensare a un'economia fluida dove niente ha più il carattere della solidità o della sicurezza, quella che il sociologo Zygmunt Bauman con una bellissima espressione chiama "società liquida"?
Sembra insomma che l'economia e la finanza si sciolgano divenendo sempre più virtuali e impercettibili, mentre la scienza politica propriamente detta, la scienza del governo, sembra cancellare, a vantaggio delle strutture immobili prive di labilità, l'irruzione dell'ondata di crisi che portano gli avvenimenti.
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