PROFESSIONE-STOICISMO è un'assioma, un'esercizio della storia europea. Attraverso la ragione cosmica e la sua esistenza nel corpo del desiderio, stabiliremo un'allineamento temporale, passato presente e futuro saranno la nostra scommessa. Convergere per migliorare, esercitarsi per vivere una vita felice.
PROFESSIONE STOICISMO
lunedì 7 febbraio 2011
EUROPA PROSSIMA FRONTIERA. Parte seconda. Nuovi incroci per scienza politica e economica
Il problema é quello della ricerca incrociata. Non facciamoci abbagliare dalle apparenze. Solo una lettura superficiale può portare a credere che una disciplina come la Politologia sia passata dalla fluidità, ai grandi zoccoli immobili, mentre l'Economia procedeva dalle regolazioni costanti al brulicare degli avvenimenti "impazziti", del tutto fuori controllo; non si creda che nell'analisi politica e delle istituzioni, si sia stati sempre più sensibili ai fatti contingenti che premono direttamente sul presente, mentre, nell'analisi economica, si prestava attenzione sempre maggiore alle lente saturazioni dei cicli produttivi e monetari; non si pensi assolutamente che queste due grandi impegni del sapere si siano attraversati senza mai chiarirsi reciprocamente.
In pratica la stessa complessità si è posta nell'una e nell'altra, ma all'apparenza ha dato luogo a risultati opposti.
Queste articolazioni tra Politica e Economia si possono riassumere nell'attenzione che si è focalizzata su un ben preciso elemento fondamentale per entrambe: l'analisi del dato, e di riflesso, il processo all'indicatore. Non confondiamoci però: è chiaro e stabilito che da quando esiste una scienza come la Politologia o come l'Economia ci si è serviti di dati e di indicatori, si sono interrogati, ci si è interrogati su di loro; si è chiesto loro non soltanto che cosa volevano dire, ma se erano in linea con le aspettative istituzionali, di governo e di rappresentanza, se erano falsi o veritieri, se esprimevano un progresso o una ricaduta del corpo politico, se rispecchiavano in massimo grado i bisogni di una realtà industriale e il benessere di una società tecnologicamente avanzata. Ma tutte queste articolazioni e tutti questi grandi dubbi naturalmente fondati, puntavano ad un unico obbiettivo: trovare una conferma alle azioni di un'establishment politico, certificare al livello ultimo la bontà di una strategia governativa, sancire una volta per tutte le prerogative di un sistema economico, suggellare la trasparenza della più imponente e avventata delle avventure dell'umanità. Ora, a seguito di un mutamento che non data da oggi, ma che indubbiamente non si è ancora concluso, la Politologia e l'analisi Economica hanno cambiato posizione nei confronti del dato, sia esso semplice o macro, e dell'indicatore che ne deriva: come compito principale s'impone non quello di leggerlo, non quello di determinare se dice la verità e quale sia il suo valore espressivo, ma quello d' interpretarlo dall'interno e di elaborarlo: lo organizzano, lo sezionano, lo distribuiscono, lo ordinano, lo suddividono in livelli, stabiliscono un riferimento ad altro di quello che si impone all'apparenza, distinguono ciò che è pertinente da ciò che non lo è, individuano degli elementi, definiscono delle unità, descrivono delle relazioni. Per la scienza della Politica e dell'Economia il dato-indicatore non costituisce quindi più un valore acritico attraverso il quale esse tentano di avvalorare la propria professione: esse cercano di definire, proprio all'interno dello spessore rivelatore dei dati-indicativi, delle unità, degli insiemi, dei rapporti, dell "altro" sostanziale. Bisogna staccare la Politica e l'Economia dall'immagine in cui per tanto tempo si sono compiaciute e in cui trovavano la propria giustificazione scientifica: quella di una risposta alle aspirazioni progressiste dell'umanità che cercava l'aiuto di dati indicativi a conferma del progresso dell'intero genere umano; esse sono invece l'impiego e la messa in opera di una materialità di indicatori (consenso, produzione, occupazione, benessere, ricchezza, longevità, servizi, mobilità, conoscenza, istruzione, sapere, ambiente, sostenibilità, ecc.) che presentano sempre e dovunque, in ogni società, delle forme sia autentiche che immaginarie di persistenza. Il dato-indicatore non è il felice strumento di una Politica e di una Economia che siano in se stesse e a pieno diritto liberatorie; la Politica e l'Economia sono un certo modo che una società ha di dare statuto ed elaborazione a una massa di dati-indicatori da cui è investita.
Per dirla in poche parole la Politologia e l'analisi Economica, nella loro forma tradizionale, si dedicavano a "liberare" le attività, le preferenze, i consensi, i miti della società civile e del lavoro, a trasformarli in dati-indicatori dell'avanzamento verso la democratica diffusione del benessere sociale; oggi invece, la Politologia e la nuova Economia sono quelle che trasformano i dati-indicatori in miti, e che laddove si enumeravano delle tracce lasciate dai cittadini, dai lavoratori, dagli elettori e si scopriva in positivo ciò che esprimevano, presentano una massa di elementi che bisogna poi isolare, raggruppare, rendere pertinenti, mettere in relazione, costituire in insiemi, decifrare, interpretare. C'era un tempo in cui l'allegoresi, come disciplina della decifrazione delle narrazioni mitologiche, delle tradizioni popolari, degli oggetti senza contesto e delle cose catturate dalla leggenda, tendeva al discorso Politico-Economico e acquistava significato soltanto mediante la restituzione di un discorso di Economia Politica; si potrebbe dire, giocando un poco con le parole, che attualmente la Politologia e la scienza Economica tendano all'allegoresi, all'interpretazione-decifrazione cosmico-spirituale del mito del dato-indicatore.
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