PROFESSIONE STOICISMO


martedì 24 luglio 2012

RECENSIONE: Pierre Hadot. RICORDATI DI VIVERE, Raffaello Cortina Editore. 174 pagine. 19,50 euro.


Hadot, Goethe, lo stoicismo, tra felicità del vivere e pensiero della morte


  Per Hadot non è stato facile trovare un pensatore, un poeta, un filosofo che dalla fine dell'antichità classica/ellenistica fino ai giorni nostri, abbia portato ad espressione i temi e i valori cari alla filosofia greca, ancor più ardua è stata la ricerca di un filosofo che nella sua vita abbia incarnato i dogmi dello stoicismo e ne sia stato un modello per le generazioni future. La ricerca è stata dura, ma Hadot ne aveva già trovato fin dagli inizi dei suoi studi alcune tracce, che nel corso dell'approfondimento della materia filosofico-spirituale sono diventati indizi, fino a maturare proprio al termine della sua vita in vere e proprie prove della certezza di quell'intuizione giovanile che si trasforma in destino da sempre voluto. Hadot il filologo classico, lo scopritore del senso primigenio della filosofia greca, il maestro del pensiero ellenistico, il rivelatore dell'essenza del cristianesimo primitivo e della sua verità storica, riconosce in Goethe il suo alter-ego romantico e lo pone a quel livello di esistenza cosmica che solo Crisippo e forse Marco Aurelio hanno saputo raggiungere nel pensare e vivere il significato dello stoicismo. 
  Già, Goethe, ma come mai proprio lui? Semplice, nel Faust rimbomba come un tuono la frase: "La presenza è l'unica dea che adoro". Ma allora è qui il nocciolo del senso di un'esistenza, capire e contemplare il presente, adorarlo con ogni forza, metterlo al servizio della ragione presente e viva in ogni uomo. Goethe, unico caso di poeta e scrittore che ha raggiunto e sfondato il muro del tempo, ha solleticato l'eternità, l'ha trafitta fino a comprenderne il significato universale in uno spazio letterario che ci induce a interrogarci sui valori fondamentali della storia. 
  Certo, si può dire che era facile che un tedesco ammiratore della cultura classica portasse contributi di rilievo sulla comprensione dell'età greco-romana, del resto la grande Renaissance della cultura classica è l'impronta della fortuna Germanica moderna, altri da Holderlin a Hegel passando per Nietzsche fino ad Heidegger hanno impresso nella fisionomia culturale tedesca quell'idea di continuatori della filosofia greca, espressione del mattino della civiltà; ma le cose non sono sempre così fluide come possono sembrare ad uno sguardo storico che si sposta sulla linea retta del tempo. Per Hadot, il Goethe del tedeco Faust che contempla Elena la greca, si inserisce in quello spazio-tempo cosmico che dai tempi dello stoicismo di Crisippo nessuno più aveva osato anche solo sfiorare.
  Che dire? Goethe come Crisippo, forse come Marco Aurelio? Di certo non aveva la logica del fondatore dello stoicismo, naturalmente non possedeva la sensibilità esistenziale del grande imperatore romano; ma come un caduceo è stato capace di intrecciare vita e divinità, destino e speranza in un Sì alla vita e al mondo attraverso uno sguardo dall'alto intrapreso nel viaggio cosmico, che ci fa superare i fragili timori della morte per proiettarci nelle delizie della vita beata degli dei.

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