PROFESSIONE STOICISMO


martedì 17 luglio 2012

RECENSIONE: Pierre Hadot. LA FELICITA' DEGLI ANTICHI. Raffaello Cortina Editore. 154 pagine,16 euro.

Hadot, la filosofia greca e il paradosso della felicità


  La felicità è un assioma o un preferibile? La dobbiamo perseguire ciecamente o può entrare in scopi primari insieme ad altri non meno fondamentali? Certo gli antichi si sa, la sapevano lunga su molte questioni, ma sul tema della felicità non sono stati secondi a nessuno; anzi Pierre Hadot ci mostra come solo loro, non solo hanno enucleato il tema della felicità appropriata alla vita dell'uomo, ma ne hanno anche definito per sempre i modi e i significati per raggiungerla.
  La felicità è per gli antichi l'obbiettivo, il bersaglio, il target e lo scopo dell'esistenza umana, e mai cosa così universalmente accettata è stata più difficile e complicata da raggiungere. Nella sua ricerca e nei suoi impegni per trovarla e gioire di essa, troviamo sintetizzato il paradosso della vita; si, forse alla fine la felicità è un paradosso che dobbiamo accettare, volere e studiare, per essere come gli Dei, esseri perfetti, incorruttibili, e soprattutto cosmici.
  E' Aristotele, il filosofo che pone per primo il paradosso, non ponendolo solo sul piano teoretico ma fissandolo all'apice della condizione umana. Per lui infatti, il modello della felicità per l'uomo è quello del Saggio che contempla il cosmo nel proprio sapere, un gigantesco dominio delle leggi universali attraverso la potenza del pensiero in atto che gareggia direttamente con la Causa prima, cioè Dio, in felicità e beatitudine. Ma allora l'uomo che è sempre e comunque gravato dagli affanni della vita terrena si trova in una posizione paradossale, come in una presa a tenaglia: da una parte gli obblighi terreni che si traducono nei timori e nelle speranze umane e dall'altra  essere felice al massimo grado della propria vita terrena, uscire dagli affanni tipici dellì uomo per rivaleggiare con Dio in felicità, come se il fine dell'uomo si risolvesse nell'abbandonare l'uomo.
  Ma per fortuna è Crisippo e lo Stoicismo che arrivano a complicare ancora di più il problema. Complicato si, ma solo per chi non fa Professione di Stoicismo, come sempre gli Stoici vanno diretti alla Natura e cominciano a togliere, a definire e di conseguenza a semplificare. Per Crisippo la figura del Saggio e della felicità del suo stato è chiara: "Per la loro eccessiva grandiosità e bellezza, le cose che diciamo sembrano simili a finzioni, estranee all'uomo e alla natura umana". Qui una volta per tutte è stato stabilito qual'è lo scopo dell'esistenza dell'uomo nel cosmo: grandiosità e bellezza, che senza mezzi termini travalicano l'uomo da tutte le parti.
  Siamo ormai usciti dalle consuetudini del quotidiano, iniziamo a comprendere quanto c'è di colossale nella vita, quanto di insuperabile e di irraggiungibile ci sia nel fronte dei desideri, e all'opposto, quanto ci sia promesso dal nostro pensiero, dalla nostra ragione che afferma da secoli un diritto alla felicità nel suo senso compiuto. Strano momento quello della felicità, capiamo che è difficile se non impossibile da raggiungere. però la continuiamo a ricercare come se fosse sempre a portata di mano; il fatto è che quando la raggiungiamo non ne abbiamo coscienza, è come un salto, che ci fa dimenticare la sponda da cui si è preso slancio. Ennesimo paradosso della felicità, essa ha come obbiettivo la sponda beata della ragione cosmica universale, si sente appagata solo quando approda nella mitologica 'isola dei beati', per definizione inaccessibile all'uomo, però ne siamo attratti e non possiamo fare a meno di saltare, e allora, forse la strada verso la felicità è proprio nello slancio, nel salto verso un'oltre. Per colui che vuole gareggiare con gli Dei in felicità, occorre che si orienti e  si impegni in una diversa prospettiva, una prospettiva che, come volevano i grandi fondatori delle scuole filosofiche ellenistiche deve essere di respiro globale, perché alla fine sono il giudizio puro e la visione cosmica, i tratti della più semplice ed eterna delle ricompense: quella di una vita felice.

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