In questo nucleo che definisce l'oniromantica è implicito un importante passaggio che si riferisce alla capacità del sognatore di cogliere il nucleo significativo onirico in tutta la sua portata esistenziale, ossia far risaltare una differenza fra un'interpretazione casuale e rapsodica delle scene oniriche (possiamo collocare in questo ambito la desueta interpretazione psico-analitica di Freud & co.) e una interpretazione sistematica, oltre che filosoficamente motivata dei medesimi. La linea di spartiacque fra i due metodi di interpretazione è a nostro giudizio, stabilita da Crisippo e da Eraclito in SVF II 1198 per quanto concerne la sistematicità della teoria onirica, che così riporta: " Eraclito, in questo in sintonia con gli Stoici (Crisippo), allinea la nostra ragione con quella divina impegnata nella direzione e nella conduzione delle cose del mondo. A motivo di questa inscindibile connessione, l'anima umana è resa consapevole della legge razionale, cosicché quando è dormiente svela per il tramite dei sensi il "futuro": ecco perché in sogno ci appaiono immagini di luoghi mai visti o figure di uomini non solo vivi, ma anche morti. Lo stesso Eraclito è un fautore dell' oniromantica, la quale fa previsioni a chi ne è meritevole, sotto la guida delle potenze divine. E anche gli Stoici (Crisippo) si appoggiano a tale dottrina per sostenere una scienza stabile e organica".
E' evidente, a tal punto, che l'autore di questo blog condivide l'idea che all'origine dell'oniromantica - intesa nel senso appena detto di interpretazione fondata e sistematica e non legata alle associazioni allucinatorie di un soggetto - è strettamente collegata con la storia dello Stoicismo, e che, anzi, l'oniromantica porti con sé tratti filosoficamente qualificanti di tale pensiero anche nel successivo periodo Romano (Seneca, Musonio Rufo, Artemidoro, Epitteto, Marco Aurelio) quando molte se non tutte le grandi conquiste del sapere soprattutto quelle relative alla dimensione ultra soggettiva sono ormai ricondotte a fenomeni irrazionali. Ci sarebbe, insomma, una specie di viscosità dell'oniromantica che trascina con sé contenuti speculativi propri dello Stoicismo e dell'immane architettura razionale cosmica di Crisippo.
Vale la pena sottolineare che l'oniromantica gravita totalmente nell'ambito della razionalità filosofica, ed anzi costituisce la proiezione della filosofia per ridurre in proprio potere ambiti che di solito non le competono, e per dettare ad essi le sue regole e le sue condizioni. L'idea che al fine di un processo oniromantico, il contenuto onirico e immaginario venga in qualche modo salvaguardato o valorizzato è nella sostanza inesatta, anche se in generale lo Stoicismo avvalora questa interpretazione. Certo, l'oniromantica dà valore ai sogni e anche al teatro immaginario che si svolge sulla scena onirica, ma per trasformarli in qualcosa d'altro. L'ermeneuta rivolge le sue attenzioni a queste visioni, e quindi le valorizza, in quanto le considera come segni/significanti: in genere, però, l'attenzione non è per il significante, ma per il suo significato, per il nucleo significativo, interamente compreso nel sistema filosofico panteistico razionalista immanente della Stoa.
Comunque si voglia porre la questione, l'oniromantica è una forma di ermeneutica razionalista che sfocia nella interpretazione della natura cosmica universale e dunque di per sé tenderebbe a togliere ogni senso psicologico, psico-analitico alla scena onirica. Non è un caso che l'oniromantica negli Stoici, e a partire dagli Stoici, viene ad essere parte integrante della filosofia, e precisamente della fisica.

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